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Verso Michele

Inseguendo segni sogni e farfalle

Di AlbaSali

In un momento di grande rivalutazione dei cammini micaelici d’Europa e di riscoperta del valore della missione di protettore del Santo alato con la spada, questo libro arriva per accompagnare e nutrire quanti si sentono richiamati dalla sua forza.

La strada Verso Michele, che qui giunge fino al suo Santuario sul Gargano, è una vera scalata d’amore che punta dritta alla vetta del dialogo sottile con l’Arcangelo.

Tra le righe del racconto gli insegnamenti spirituali si intrecciano con i passi della storia e con il fascino di una terra antica, quella del Sannio, custode nella sua bellezza di un innato potente misticismo.

La postfazione biblico-spirituale è di Don Marcello Stanzione, quella storico-archeologica è a cura della Prof.ssa Maddalena Venuso.

Presentazioni


CSR Campania

Il Comitato Scientifico Campania ha avuto il piacere di concedere il Patrocinio morale al libro Verso Michele per l’opera di rivalutazione di terre di nobile valore storico e archeologico, per la divulgazione del Cammino, inteso come strumento di ricerca interiore e conoscenza, e per la diffusione dei valori spirituali connessi al culto dell’Arcangelo Michele insiti al Cammino stesso. Tutto ciò a corredo dell’anno Micaelico 2019, istituito dal CSR CAI Campania nel decennale del Cammino dell’Arcangelo: trekking da Benevento al Gargano.

Vilma Tarantino – Presidente del CSR CAI Campania

AlbaSali è oggi in Italia uno dei counselor più innovativi che si pone a metà tra Oriente e Occidente. Dopo aver trascorso sei anni in India, immersa completamente nello yoga e nella meditazione, ritorna in Italia nel 2000, dove si dedica alla ricerca psico-spirituale il cui frutto sono la sistemica crearmonica e il metodo delle Time-Line Crearmoniche™.

Nel 2014 pubblica per la prima volta con Edizioni Mediterranee, scrivendo libri che diventano best seller nel campo dell’auto-aiuto. I contenuti del suo lavoro sono teologicamente e filosoficamente riconosciuti da professori e guide spirituali di rilievo internazionale.

Don Marcello Stanzione (1963), sacerdote, conferenziere, uno dei massimi esperti di angeli. Ha studiato teologia e pastorale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Ha fondato l’associazione cattolica Le milizie di San Michele Arcangelo.

Prof.ssa Maddalena Venuso (1961), docente presso il MIUR dal 1994, insegnante di Lettere antiche, Latino e Greco. Giornalista indipendente appassionata di archeologia e lettere antiche.

 

Verso Michele

ANTEPRIMA: STRALCI DAL LIBRO…

Prefazione dell’autrice

Ho scritto Verso Michele in 21 giorni, anzi in 21 notti, in un periodo in cui lavoravo più di dieci ore al giorno, per impegni presi fuori Roma, che è la città dove abito.
Chi mi conosce sa quanto il sonno sia importante per me che d’abitudine mi sveglio piuttosto presto la mattina e di solito dopo aver viaggiato nei miei sogni. Comunque, malgrado in quelle settimane non abbia dormito più di tre o quattro ore per notte, ancora oggi sono sorpresa di come la carica per affrontare il lavoro non solo non ne avesse risentito ma, anzi, fosse addirittura aumentata.
Ho scritto di getto, ho scritto emozionata e commossa, ho scritto rivivendo nel mio cuore e con i brividi sulla pelle l’esperienza che mi ha portato verso Michele. Parola dopo parola, ho potuto godere di nuovo delle carezze spirituali delle sue ali, continuando a espandere lo spazio del mio dialogo sottile con lui.

Il dialogo sottile non è quello interiore di una persona che parla con se stessa, riflettendo o contemplando la vita, e neanche ha nulla a che vedere con l’essere veggente, sensitivo o dotato di poteri straordinari, anche se straordinario è il modo naturale con cui il dialogo accade.
Il dialogo sottile ha la bellezza stupefacente delle cose semplici, quelle che non richiedono elaborazioni, manipolazioni, alterazioni e altro non è che l’inevitabile e incessante scambio tra mondi eternamente connessi tra di loro, oltre ogni spazio e oltre ogni tempo.
È il linguaggio di un Universo infinito, visibile e invisibile, che nel suo continuo divenire trova ogni volta un vocabolario per essere in relazione con tutto ciò che intimamente lo riguarda, esattamente come fa ogni paese che trova la sua lingua, come ogni uomo che trova la sua voce anche se sordo o muto. Vita e comunicazione sono come il creato e i suoi colori, come i fiori e le loro essenze, come la poesia e l’ispirazione, come gli angeli e le loro ali.
Per spiegare meglio cosa intendo per dialogo sottile, propongo di immaginare per un solo momento di scoprire con certezza che Dio[1] vi stia parlando da quando siete nati. Guardando indietro nel passato, dove pensate di poter riconoscere le sue parole se non in continui segni, “Dioincidenze”[2], sincronicità[3], emozioni, variazioni del sentire e tanto altro ancora dello scorrere naturale e misterioso della vita?

Se siete di quelle persone che credono che l’unico modo di parlare con Dio sia raggiungere la santità dei mistici che affermano di averlo fatto, allora state riducendo Dio a un essere limitato e scorbutico che fa preferenze. Se, invece, pensate di non essere capaci, meritevoli, degni di questa considerazione, allora state offendendo l’Universo, riducendo voi stessi a una creatura priva di divinità, lontana da Dio.
Quindi, “tutto ciò che è” comunica intensamente e continuamente, anche se, ahimè, per questa musica non c’è sempre un orecchio pronto ad ascoltare.
La mia esperienza è frutto di un volume di ascolto e di consapevolezza aumentati nel corso degli anni soprattutto grazie a pratiche spirituali e, sicuramente non ultima, grazie alla fedeltà al mio sentire.
L’ascolto, come il sentire, deve essere protetto, coltivato, allenato; al pari di un bambino che ha bisogno di crescere, prima di intendere quanto si dice nel mondo degli adulti, allo stesso modo devono crescere le nostre anime in cammino su questa terra prima di entrare nel mondo musicale del dialogo sottile.

È importante non tradire mai il proprio sentire, perché questa è la strada maestra, anche se non è  affatto priva di ostacoli e di insidie.
Non mancheranno le persone che vi faranno vacillare, instillando dentro di voi quelle insicurezze e quei dubbi che, se ascoltati, hanno il potere di far rinunciare ai propri sogni. Non mancheranno neanche coloro che, temendo la loro stessa libertà e creatività, attaccheranno la vostra, magari gettandovi addosso il fango calunnioso della loro ignoranza.
Oltre all’invidia di quelli che cercheranno di scoraggiarvi in tutti i modi, non si può poi non considerare un fatto assolutamente reale da tenere presente: non è possibile essere certi della bontà di quello che si sente fino a quando non matureranno i frutti della pianta che si è coltivata.

Bisogna fare in modo, però, che tutte le difficoltà che si incontrano mentre si difende il proprio sentire, non siano una ragione per chiudersi, astenersi o diminuire il proprio potere interiore, piuttosto devono essere l’insegnamento per imparare a migliorare, perseverare e ponderare molto bene.
Se vi accorgerete di avere sbagliato, farete meglio la volta successiva e, pronti ad assumervi le vostre responsabilità, resterete liberi di essere e di fare quello che desiderate, arrivando così a raggiungere obiettivi che neanche vi sareste immaginati.

L’affidarsi alle proprie percezioni è qualcosa che va allenato con un buon senso anche più grande del sacrificio che è puntualmente necessario.
Quando non siete sicuri di voi stessi, benedite la vostra titubanza perché vuol dire che siete delle persone sagge e non degli sconsiderati e, senza dimenticare di chiedere aiuto all’Alto, con attenzione e premura per voi e per gli altri, prendete dunque una decisione e procedete per entrare nella magia della vita, restando lontani dalla truffa del rimpianto.
Se le vostre azioni si scollegano da quello che sentite nel vostro cuore, chiedetevi allora da cosa e, soprattutto, da chi saranno guidate. Per di più, poiché ogni azione ha sempre una direzione, chiedetevi, ancora, dove si incanalano e quali scopi serviranno.
E infine, quando malgrado la rinuncia a voi stessi, commetterete comunque errori o non sarete felici, con chi ve la potrete prendere?
Ero molto giovane quando un giorno ho imparato che se c’era un rischio da correre o una decisione da prendere che riguardava la mia vita, dopo considerazioni, confronti e consigli, alla fine contava solamente il mio sentire e quello di nessun altro. L’aderenza a me stessa, da molto tempo, è il filo conduttore della mia vita.
Anche quando ho incontrato i Maestri, non ho mai e poi mai fatto nulla di cui non mi fossi assunta la totale responsabilità e per questa ragione, in caso di fallimento, la mia mente non ha mai potuto attaccarli: la responsabilità personale disarma le frecce avvelenate della propria mente che cerca sempre un nemico contro cui combattere o un capro espiatorio per giustificare la sua imperfezione.
Per tornare al racconto di questo libro, i sogni, i segni e le farfalle che mi hanno guidato non sono altro che il vocabolario di un essere di Luce, in questo caso dell’Arcangelo Michele, che un giorno, senza nessuna ragione apparente, io ho cominciato ad ascoltare restando stupefatta della sua forza comunicativa.
Dopo aver parlato con diverse persone di “fede micaeliana” ed essermi confrontata con loro, mi sono convinta che Michele abbia una sua propria modalità di contattare, che arriva ad essere tanto chiara da poter risultare disarmante: è quasi impossibile parlare di lui senza che non capitino coincidenze che lo riguardino e che, spesse volte, sono legate alla comparsa puntuale della sua immagine dove meno la si potrebbe aspettare. Personalmente, come racconto in questo libro, l’ho visto comparire sul retro di un tir in autostrada proprio mentre stavo seguendo la “scia” dei suoi segni, ma questa è soltanto una delle infinite coincidenze di cui potrei parlare.
Infine, desidero dire che considero  il mio vissuto “Verso Michele” come ciò che capita naturalmente quando un’anima è silenziosamente in ascolto; quando è permeabile alla conoscenza, morbida davanti alle variazioni imprevedibili della vita; quando si sforza di essere disponibile alla volontà superiore, tentando la sua resa a Dio.
Esperienze come quella che sto per raccontare, come tante altre che ho vissuto, sono dei doni grandissimi, immensi, ma quello che vorrei arrivare a trasmettere, con le parole che ho appena scritto, è che la loro straordinaria specialità sta proprio nel non esserlo affatto.
Spero che il mio racconto possa essere d’ispirazione, che possa spronare le persone a trovare a ogni passo la presenza di quei sostegni superiori, che non solo ci aiutano e ci confortano, ma anche ci insegnano, ci illuminano e ci guidano nelle nostre azioni, sempre che sia dato loro lo spazio per farlo.
Auguro a tutti voi sufficiente libertà interiore per sperimentare la vostra vita e la vostra fede in piena e oculata fiducia in voi stessi e nel vostro dialogo sottile.

[1] Dio comunque possa essere concepito. Dio come il potere superiore a cui si riferiscono sempre gli alcolisti anonimi nella loro letteratura. Si veda:
Gli Alcolisti Anonimi in Italia, a cura della Servizi Generali di Alcolisti Anonimi Italiana, Roma, 2009.

[2] Questa parola che sostituisce il termine coincidenza, è piuttosto diffusa nell’ambiente cristiano e, per la prima volta, l’ho udita dal Maestro Mogol (Vedi nota n. 32) durante uno dei suoi preziosi interventi a Scivola nelle Radici (ritiro psico-spirituale residenziale di cui si leggerà nel corso del libro). Per le persone che hanno il senso di Dio nella propria vita, trovo che il termine Dioincidenze sia veramente bellissimo.

[3] Nel suo saggio Sincronicità, pubblicato nel 1952, Carl Gustav Jung (1875-1961) si
sofferma ad esaminare la natura di quelle inspiegabili coincidenze fortemente
significative e assolutamente non casuali, le sincronicità, appunto, che per lui sono l’espressione di “atti creativi nel tempo” .
Jung C. G., La sincronicità, Torino, Bollati Boringhieri, 1980.

Il primo sogno: mia madre in una grotta

Notte di domenica 20 Maggio

Stavo camminando sola e tranquilla per una di quelle vie dove spesso passeggio quando sono nei miei sogni; a un certo punto mi infilai in un buco a terra – una fenditura abbastanza ampia per passarci con il corpo – e con la testa spuntai fuori dal soffitto di una grotta sotterranea stretta e lunga, non molto grande e niente affatto buia. Qui trovai mia madre che, alzando il volto verso di me, mi salutò.
Lei era seduta su una sediolina di paglia con uno scialle di quelli di lana sferruzzati a mano che le copriva le spalle ed era insieme a poche altre donne che però non focalizzarono la mia attenzione.

 La scena era uguale a una di quelle che tante volte avevo visto da piccola, quando d’estate andavo al paese di mia madre per le vacanze; dopo la controra[4], verso il tardo pomeriggio, quando le cucine a legna tenevano in caldo il cibo preparato o quasi al termine della sua cottura, prima che gli uomini rientrassero a casa per la cena, le donne si ritrovavano insieme mettendosi sedute nei vicoli del borgo; portavano fuori le loro piccole sedie di paglia, che spesso avevano più anni di loro, e a volte scafavano legumi, pulivano verdure oppure si occupavano di qualche rammendo, mentre si facevano compagnia tra racconti di segreti noti a tutti e fatti quotidiani.

Scendi, vieni giù!” – mi invitò mia madre.

Guardai la grotta verso destra e mi sembrò così lunga da non vederne la fine. “Non scendo perché ho paura che arrivi l’acqua”- le risposi titubante.

 Scendi, che l’acqua qui non arriva più!” – mi confortò lei serena e sorridente.

Malgrado la sua risposta rassicurante, non credo però di essere scesa nella grotta o perlomeno questa è l’ultima cosa che ricordo di questo alquanto insolito sogno che non potevo immaginare avrebbe avuto presto un seguito.

 

[4] La controra, nella tradizione del Sud Italia, si riferisce alle prime e più calde ore del dopo pranzo estivo, destinate al riposo e durante le quali è imperativo ritirarsi e fare silenzio per non disturbare.

Postfazione biblico-spirituale

A cura di Don Marcello Stanzione

Premessa di AlbaSali
Come ho raccontato, quando nel 2017 mi sono ritrovata coinvolta nel flusso degli effetti dell’azione dell’Arcangelo Michele, è sembrato proprio come se ogni elemento del Creato si fosse attivato per guidarmi attraverso coincidenze e sincronicità, più eloquenti di lunghi fiumi di parole.
È stato così che mi è divenuto chiaro quale fosse, per me, il cuore della missione dell’Arcangelo: salvare l’intera umanità anche e soprattutto da se stessa.
Uno degli insegnamenti di cui più ho fatto tesoro è l’importanza di unirsi al di là delle proprie diversità, per fare fronte unico contro i nemici della vita e della pace.
Il valore dell’uguaglianza non nasce dall’essere tutti uguali, ma dal riconoscersi come tali e dal considerare ogni diversità come una ricchezza e non come un limite da accettare o un elemento da tollerare.
È alla luce di quanto appena detto che si comprende l’importanza di investire più risorse possibili nella costruzione di un linguaggio universale che tenga cura di tutte le varianti culturali e religiose presenti sul nostro pianeta.
Per questa ragione ho sentito che la conoscenza biblico-spirituale di Don Marcello Stanzione[5], che da anni si dedica allo studio degli angeli, potesse dare un contributo importante non solo a questo libro, ma a tutta l’esperienza: diverse tra loro, ma uguali sotto le ali dell’Arcangelo, le nostre forze si sono incontrate per mettere ognuna la sua parte in  questa missione di Michele.

[5] Don Marcello Stanzione (1963), sacerdote, conferenziere, uno dei massimi esperti di angeli. Ha studiato teologia e pastorale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Ha fondato l’associazione cattolica Le milizie di San Michele Arcangelo.

Postfazione storico-archeologica

A cura della Prof.ssa Maddalena Venuso

Premessa di AlbaSali

Mi è sembrato che la postfazione storico-archeologica fosse un atto dovuto nei confronti dei lettori poiché gli insegnamenti spirituali di Verso Michele si intrecciano continuamente non solo con i passi della storia che ho raccontato, ma anche, e non per caso, con il fascino di una terra antica, quella del Sannio, custode nella sua bellezza di un innato potente misticismo.
Maddalena[6] ‒ che qui chiamo per nome a conferma dell’affetto spontaneo che da subito mi ha legato a lei – è la donna alla quale ho chiesto di scrivere questa postfazione poiché è anche una delle persone incontrate grazie alle sincronicità generate dall’azione micaeliana.
È stata difatti pura coincidenza se, nel 2018, continuando i pellegrinaggi di cui avete letto, Maddalena prese per un giorno le vesti di guida dei luoghi di interesse storico e archeologico che visitammo, riuscendo, con le sue parole, a portarci indietro nel tempo e a creare in tutti noi una curiosità e una magia che andavano al di là dei semplici contenuti culturali.
Considerando la sua intensa passione per il territorio, quello della Campania, e il suo ricco mondo interiore e spirituale, per me non poteva essere che lei, dunque, la persona che ero certa avrebbe saputo costruire, come di fatto è stato, una cornice di pregio intorno al quadro di questo racconto alato.

[6] Prof.ssa Maddalena Venuso (1961), docente presso il MIUR dal 1994, insegnante di Lettere antiche, Latino e Greco. Giornalista indipendente appassionata di archeologia e lettere antiche.